HR Stories | Storie di persone

Le persone sono il capitale più importante di Microdata Group. In questa pagina vogliamo raccontare alcune storie emblematiche, che crediamo diano Valore alla vita di quella che è una vera e propria Community aziendale.

Primilla Ruggeri

| Dal ricollocamento alla pensione

Una vita fatta di scelte e di sacrifici, ma grandi soddisfazioni. Primilla Ruggeri, classe 1962, raggiunge la pensione. E’ la prima persona in Microdata Group: ecco la sua storia.

Primilla, da quanto tempo è in Microdata e come è entrata nella nostra community?

I miei ultimi 14 anni di lavoro li ho svolti qui, in Microdata. Arrivavo da un’azienda tessile, una fabbrica della mia zona e prima ancora ho lavorato nel panificio di famiglia. In un percorso di ricollocamento facente parte delle Politiche attive della Provincia, ho incontrato Monia Taraschi che, in quel periodo, si occupava di supportare le persone attraverso percorsi individuali. Con un bilanciamento tra competenze, partecipazione a corsi di Formazione e stage finalizzati ad una nuova assunzione, insomma, un vero percorso su misura, sono arrivata in Microdata.

Sono così passata dalla fabbrica al lavoro d’ufficio: un luogo per me nuovo e ricco di sfide, specialmente per le opportunità che il computer può dare! Mondo a me sconosciuto.

Ho iniziato nel 2008 nella sede di via Gazzoletto, nel reparto di predisposizione per poi proseguire, fino alla fine del mio percorso lavorativo, a fianco di giovani ragazze alle quali ho potuto insegnare un po’ della mia manualità.

Sono felice che l’azienda abbia ritenuto importante aprire le porte a questi Progetti di ricollocamento, proprio nella logica di generare interscambio tra età, esperienze e approcci al lavoro diversi.

Cosa pensa le abbiano lasciato questi anni in Microdata?

Emozioni. La vita mi ha dato tanto, ma mi ha posto di fronte anche grandi difficoltà. Con Valter (il marito, ndr) ho affrontato sacrifici e sfide complesse, ma qui ho sempre trovato un luogo familiare e sicuro, che mi ha permesso di arrivare a un traguardo importante come la pensione con serenità.

Ho iniziato il mio percorso in Microdata acquisendo la metodologia della gestione documentale cartacea, ma nel corso del tempo sono stata dedicata ad un importante Cliente del mondo bancario, per il quale mi sono specializzata nell’attività di normalizzazione e archiviazione documentale.

Gli aspetti che hanno caratterizzato il mio percorso in azienda sono stati l’orgoglio di poter acquisire nuove competenze e la gratitudine di poter essere affidata ad attività di trattamento documentale, fatta di grande precisione e senso di responsabilità.

Ed ora? Che cosa farà da domani?

Domani? Tanto per cominiciare, domani mattina vado al lago!

Per essere riuscita muovere mio marito da casa e convincerlo a fare un giro, vuol dire che è proprio un’occasione di festa!

 

Ringrazio tutti, da Carolina a Barbara, dai colleghi ai responsabili per questi anni insieme.

Da domani vi penserò dalla mia casa e durante le mie gite fuori porta.

 

Monia Taraschi

| “Come vedo cambiare il mondo del lavoro”

Monia Taraschi, Psicologo Psicoterapeuta, Recruiting & Training Manager di Microdata Group, ci racconta la sua visione del mondo del lavoro oggi, dei vantaggi e delle criticità.

Monia, raccontaci brevemente qualcosa di te. Qual è il tuo percorso formativo?

Quasi vent’anni fa mi sono laureata in Psicologia clinica presso l’Università degli studi di Padova, conseguendo il mio primo ambìto traguardo, seguito immediatamente dopo dal tirocinio post lauream, sempre in ambito clinico e sociale. L’esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi, è stato il mio secondo importante traguardo.

Durante tutto il percorso di studi, ho avuto la grande fortuna di incontrare dei Tutor preparati ed umani che mi hanno ulteriormente appassionata al lavoro di Psicologa, fino a consolidare il profondo desiderio di voler curare le persone, di poter contribuire al loro benessere, al miglioramento della loro condizione di vita personale, emotiva e relazionale. Per questi motivi, dopo aver iniziato a lavorare, mi sono specializzata in Psicoterapia presso l’Istituto di Analisi Immaginativa di Cremona.

Cosa ti ha portato dalla Psicologia clinica all’attività in azienda?

Il mio primo lavoro è stato quello di affiancare una selezionatrice di un’agenzia interinale che, giorno dopo giorno, mi ha dato l’opportunità di sperimentarmi nei colloqui di selezione e nella ricerca dei candidati. Quest’esperienza è stata per me determinante, perché mi ha permesso di addentrarmi in una sfera di vita fondamentale delle persone: la ricerca e lo svolgimento della propria attività lavorativa. Due aspetti colmi di tensioni, preoccupazioni, motivazioni, comunicativi e relazionali.

La svolta nella mia vita professionale, dopo anni di studi e tirocini, è arrivata quando ho conosciuto Carolina, Alfredo e Microdata Group. Il loro impegno in tematiche di welfare e conciliazione era, al tempo, pionieristico in Italia. Da lì ho compreso quanto il mondo del lavoro in azienda fosse il luogo in cui potermi esprimere e offrire il mio Servizio, supportando la Direzione nella ricerca e selezione del personale, occupandomi della progettazione di percorsi formativi, mantenendo alta l’attenzione su bisogni e difficoltà delle persone.

Già 13 anni fa, ho incontrato in Microdata un terreno fertile, aperto, con persone che credono nelle persone, che ripongono fiducia nelle loro capacità e potenzialità e, attraverso di essa, offrono percorsi di crescita sia in competenze tecniche che in percorsi utili alla crescita professionale individuale.

La stanza d’analisi, tipicamente immaginata in penombra, con una poltrona su cui sedermi al fianco di un lettino sul quale incontrare persone e ascoltare le loro storie, si è così trasformata in un luogo aziendale, ora anche virtuale. L’azienda è diventato il posto in cui impegnarmi in progettazione di percorsi di on boarding, pianificazione della formazione e sviluppo di percorsi di crescita professionale. Il mio lavoro quotidiano raggiunge anche lo sviluppo di azioni concrete e personalizzate, dedicate al Benessere dei collaboratori, attraverso colloqui motivazionali e coaching utili al raggiungimento e miglioramento delle performance.

Oggi svolgo il ruolo di Recruiting & Training manager.

Parlaci del mondo del lavoro oggi e dello smart working. Cosa significa?

Negli ultimi due anni ho visto un cambiamento importante dei canditati e del loro approccio al lavoro. Una delle principali richieste che vengono avanzate è proprio l’utilizzo dello smart working come strumento per far collimare esigenze personali e professionali.

Lo smart working, o lavoro agile nella legge 81/2017, è una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa che viene svolta in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, ed è resa possibile grazie all’utilizzo della tecnologia.

Si tratta di un modello organizzativo che esprime un nuovo approccio lavorativo e una nuova relazione tra azienda e dipendente, che integra le seguenti dimensioni: comportamenti e cultura organizzativa, tecnologie e spazi di lavoro.

In questo modo l’ufficio diventa anche un luogo di incontro, scambio di informazioni,condivisione di competenze, pianificazione di team per poi lavorare in autonomia dal proprio domicilio o da un luogo consono allo svolgimento della propria mansione.

Cosa è cambiato con l’arrivo del Covid-19?

Prima della pandemia, in Italia la modalità di lavoro in smart working era frutto di una scelta concordata e concessa solo ad una discreta percentuale di lavoratori. L’emergenza pandemica, invece ha obbligato le scuole, le aziende e le organizzazioni pubbliche e private a passare improvvisamente ad una modalità di lavoro da casa, per necessità di sicurezza e contenimento dei contagi.

Quel setting lavorativo tradizionale fatto di chiarezza dei confini casa-lavoro è stato improvvisamente minacciato e modificato.

Il ritrovarsi improvvisamente in una modalità di lavoro dal proprio domicilio ha avuto un impatto profondo nei lavoratori, anche per l’estrema riduzione dei contatti con i colleghi. Gli incontri e le interazioni si sono ridotte ad una modalità comunicativa principalmente svolta attraverso video-conferenze.

Questi elementi, unitamente alla paura della malattia e al lockdown, senza possibilità di comprendere quando sarebbe finito, hanno fatto emergere nuove difficoltà psicologiche. Si è parlato di una manifestazione più forte della  “sindrome della capanna”, che è una condizione di malessere psicologico che può manifestarsi attraverso la paura di uscire e lasciare la propria casa, paura di dover tornare a interagire con gli altri.
Inoltre, i dati disponibili illustrano che il 2020 ha visto un aumento di oltre il 25% dei casi di disturbi di ansia e depressione, soprattutto tra giovani e donne.

Come ha affrotato Microdata l’avvento dello smart working?

Quando iniziai a lavorare per Microdata erano già presenti due persone che lavoravano in questa modalità, allora definita di telelavoro. In un caso ha permesso la conciliazione lavoro-famiglia di una persona che si era trasferita in un’altra città e, nel secondo caso, ha favorito la possibilità di introdurre e mantenere in azienda un Project Manager che abita in una città molto lontana da Cremona, garantendo all’azienda la possibilità di portare a bordo competenze preziose senza intaccare profondamente la qualità della sua vita.

L’emergenza pandemica è stata affrontata con grande abilità grazie al lavoro eccellente del nostro IT (Information Technology) interno, che in pochissimi giorni ha permesso ai nostri collaboratori di poter lavorare da remoto in assoluta sicurezza, garantendo una vera e propria Business Continuity.

Per la gestione del personale, invece, inizialmente ci si è affidati alla responsabilità dei vari Area Leader e Specialist, che sono riusciti ad organizzare in brevissimo tempo i propri gruppi di lavoro e a permettere l’erogazione dei nostri servizi senza intaccare SLA e KPI.

Ora però, nell’intento di proseguire con lo smart working oltre l’emergenza in modo più efficiente e consapevole, ci stiamo avvalendo del supporto di consulenti esterni per progettare una Formazione Professionalizzante volta a potenziare la capacità di coordinamento e comunicazione dei nostri manager nella relazione con i nostri smart worker.

Attraverso diversi colloqui individuali, ho riscontrato che alcune persone non desiderano lavorare in smart working o non sono nella condizione di poterlo fare, ecco perchè c’è bisogno di personalizzare e valorizzare sempre più il contributo degli smart worker.  Individuare le competenze, progettare e realizzare Training concreti ed operativi di sostegno al Benessere, offrire supporto alle fragilità che durante la pandemia e nel post pandemia si sono rese più evidenti, necessitando di ascolto e supporto, ritengo siano aspetti focali su cui incentrare il proprio stile di gestione e cura del personale.

 

Quale messaggio vorresti lasciare ai colleghi del mondo HR?

Si rende necessario valorizzare l’esperienza maturata all’interno dell’emergenza, nel quale risulta evidente come lo smart working possa essere una nuova modalità di lavorare. Altrettanto necessario è lo sviluppo di una cultura lavorativa incentrata sulla fiducia, la responsabilità, utilizzando la delega e un crescente coinvolgimento orientato al Benessere del singolo, senza tralasciare la relazione e il contatto umano.

Anna Giordani

| Polizza sanitaria aziendale: la sua esperienza

Oggi parliamo con Anna Giordani, Specialist del gruppo Operations Assicurative, neo-mamma e in Microdata da 13 anni.

 

Anna, raccontaci di te. Da quanto sei in Microdata e come prosegue la tua avventura?

Lavoro in Microdata dal 2009. Ho iniziato come operatrice nel back-office bancario e svolgevo attività di controllo qualità dei dossier dei clienti e, per un breve periodo, ho lavorato anche nel reparto di predisposizione area Mutui. Successivamente ho fatto esperienza in altri reparti per varie necessità aziendali, dall’Ufficio Posta al back-office Finanziario. Infine, quando è partito il Back Office Assicurativo, mi è stata data l’opportunità di entrare a far parte del gruppo ad essi dedicato. Durante quel periodo ho svolto anche una trasferta di qualche mese direttamente presso la Sede del Cliente, dedicandomi ad attività di back-office.

Rientrata dalla trasferta sono stata inserita in un nuovo progetto di back-office assicurativo, sempre come operatrice, fino a diventare in breve tempo Specialist (ex Competence) del gruppo dedicato al Cliente.

Da quel momento mi sono stati affidati altri tre Clienti e piano piano, con il supporto delle varie figure Aziendali, sono cresciuta nel mio ruolo, fino a diventare ad oggi Specialist Coordinator.

Dopo essemi sposata, ho finalmente scelto di diventare mamma, consapevole che la mia azienda avrebbe preso la notizia con estrema felicità, e così è stato.

Essendo a tempo indeterminato ho potuto usufruire della polizza sanitaria aziendale e del pacchetto maternità.

 

Raccontaci di più di questa iniziativa. In cosa consiste la polizza e cosa significa “pachetto maternità”?

L’azienda offre a tutti i dipendenti confermati a tempo indeterminato una polizza sanitaria gratuita con UniSalute, completamente a carico dell’azienda, che permette di prenotare visite specialistiche e alcuni esami strumentali in strutture convenzionate a prezzi contenuti o, nella maggior parte dei casi, gratuitamente.

E’ estremamente conveniente e, soprattutto, è un grandissimo risparmio. La mia esperienza personale è assolutamente positiva perché ho avuto anche la possibilità di usufruire del “pacchetto maternità”, un carnet di esami, ecografie e test prenatali in modo completamente gratuito. Ha contribuito a rendere la mia gravidanza ancora più serena, grazie alla possibilità di prenotare gli esami facilmente tramite l’applicazione e senza affrontare le tipiche spese che la maternità comportano.

Per esempio, anche il test prenatale Harmony, solitamente noto per essere molto costoso, è stato coperto completamente dalla polizza. E’ un test che permette uno screening del DNA del feto in maniera puntuale e non è invasivo come altre tipologie di esami. E’ stato un sollievo poterlo effettuare con serenità, senza dover affrontare una spesa di questo tipo.

Inoltre, dopo il parto, ho anche ricevuto un rimborso della diaria dei giorni di ricovero, semplicemente consegnando la cartella clinica.

La gravidanza è un investimento per la vita, sotto molteplici aspetti anche personali, ed è per questo che credo che l’opportunità che mi è stata data abbia contribuito a rendere l’attesa ancora più serena.

 

Una esperienza estremamente positiva, mi sembra di intuire. Che messaggio vorresti lasciare alle altre future mamme di Microdata?

Vorrei trasmettere loro la serenità con il quale ho vissuto anche io questa meravigliosa attesa.

Sono grata a Microdata per l’opportunità. Ha voluto donare una polizza sanitaria a tutti ma, soprattutto, ha incluso questo pacchetto per le future mamme perché investe nel benessere delle persone. Wow! Tanta roba!

Ora che sono rientrata dalla maternità da poco più di un mese, sempre nel mio ruolo, con tantissime paure date dalla mia vita personale completamente cambiata, devo dire che mi sembra di non essere mai mancata, soprattutto grazie al supporto e alla fiducia che Microdata ha dimostrato di avere ancora una volta nei miei confronti.

In questo momento storico costruire una famiglia risulta estremamente difficile, perché il mondo del lavoro è in continua evoluzione e presenta grandi criticità. L’obiettivo della mia azienda è quello rafforzare questo rapporto e rendere serena la quotidianità lavorativa e non, di tutti noi. La polizza sanitaria è un’opportunità inclusa nel piano Welfare dell’azienda, attivo da anni nell’offrire servizi per il cosiddetto work life balance e la conciliazione lavoro/vita privata.

Spero che questa possibilità venga colta anche da altre colleghe e future mamme perché per me ha fatto la differenza.

Ringrazio moltissimo Microdata per aver creduto in me e per avermi dato la possibilità di crescere, sia professionalmente che personalmente, e sono contenta del mio percorso professionale in azienda. Preciso che è stato molto utile ed importante per me aver cambiato vari ambiti e team differenti, perché mi ha aiutata a capire a 360° tutte le logiche presenti in ogni gruppo e le varie lavorazioni della stessa Azienda.

 

“Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare”.

Madre Teresa di Calcutta

 

Luana Martinelli

| Tra i fondatori della Onlus AmOsvaldo e promotrice del progetto “Insieme corriAMO”.

Luana (in foto con il cappellino) lavora da 10 anni in Microdata e si occupa di indicizzazione documentale nei settori bancario e assicurativo. A marzo del 2019 fonda, insieme ad un gruppo di amici, la Onlus AmOsvaldo (Associazione Marcotti Osvaldo), intitolata ad un amico recentemente scomparso, colpito da una malattia degenerativa, la SMA di tipo 2, che causa gravi disabilità fisiche. Nonostante la malattia, Osvaldo restava il perno del gruppo di amici. Ci raccontano quanto fosse un tipo simpatico ed autoironico: non mancava a nessuna delle attività del gruppo di amici.La Onlus nasce per dare a tutti i ragazzi affetti da SMA o con disabilità fisiche gravi, l’opportunità di partecipare alla vita sociale e di proseguire il proprio percorso di studi.Quest’anno, grazie al sostegno di US Cremonese, è stato possibile ricevere un contributo economico, destinando alla Onlus una parte della campagna abbonamenti per la stagione 2019/20, con il quale sono state acquistate due carrozzine per attività sportive: una per correre in città e una per fare trekking.Durante la Maratonina di Cremona è stato possibile collaudarle grazie alla partecipazione di due ragazzi e dieci accompagnatori, che a turni hanno spinto le carrozzine lungo il tragitto. Una partecipazione speciale quella della nostra collega Luana Martinelli che, con gli altri nove accompagnatori, si sono dati il cambio per poter concludere la corsa tutti insieme.

Grazie a US Cremonese che ha generosamente offerto le carrozzine e tanti auguri alla neonata Onlus AmOsvaldo.

www.amosvaldo.org

Diego Donnarumma

| in “vacanza” nelle favelas di Salvator De Bahia

Non è stata una vacanza alternativa, dettata dalla curiosità di sperimentare un mondo così distante dal nostro. Per Diego Donnarumma, 24 anni, il senso della solidarietà è impresso  nel suo DNA. Poco più che bambino inventava giochi per i piccoli del Grest, ha raccolto pomodori in Calabria, nei campi sequestrati dalla mafia, a 14 anni è entrato nell’associazione Cadash Viscontea Onlus di Cremona, e quando ha preso la patente è stato ben felice di dedicarsi al servizio di trasporto e accompagnamento di anziani e disabili. Dopo il lavoro in Microdata (si occupa di back office finanziario), trascorre il suo tempo libero in Parrocchia, impegnato in mille attività, ed è proprio lì che, a febbraio, un amico gli propone  di partire per un’esperienza missionaria in Brasile, nella Parrocchia di Salvador – condotta da Don Emilio Bellani, castelleonese – da poco gemellata con la diocesi di Cremona. Detto fatto. Sono partiti in cinque e per tre settimane  – dal 17 luglio al 10 agosto – Diego si è dedicato ai più piccoli passando da un asilo all’altro per giocare con loro, tenerli in braccio e imparando dolci cantilene in una lingua che, a poco a poco, sarebbe diventata più familiare.  Ha seguito una quarantina di ragazzi organizzando laboratori di musica, ballo, animazione e giochi, ha tenuto lezioni di cucina alle mamme durante l’ora di danza delle loro bimbe (carbonara e mozzarella in carrozza i piatti più gettonati). Ha passato giorni interi nella caotica Salvador, su e giù dalle scale, trasportando vecchi elettrodomestici scartati, da riparare e vendere a pochi Real nel bazar della favela. Ha pulito giardini e gli spazi comuni della Parrocchia. Inutile chiedergli se sia stata una bella esperienza, parlano i suoi occhi, l’espressione del suo viso, il tono di voce. Diego è felice, appagato. “C’è qualcuno che hai incontrato in queste tre settimane e che vorresti ringraziare?”. La risposta è immediata: “Naturalmente i miei compagni e tutta la gente meravigliosa della favela che mi ha accolto come se fossi uno di loro. Ma in particolare vorrei ringraziare la mia supercapa, Carolina Cortellini. Quando ha saputo dove sarei andato ha fatto un grande strappo alla regola, concedendomi di prendere le ferie tutte assieme.” Messaggio ricevuto Carolina? Ormai hai creato il precedente e il prossimo anno Diego ti farà la stessa richiesta. Perché una cosa è certa, dedicherà sempre le sue vacanze a missioni di solidarietà in giro per il mondo. (nella foto in alto a sinistra, Diego è il secondo da sinistra, in piedi)

Salvo Falbo

| i buoni frutti del percorso di eccellenza

Il tema dello stage è stato molto preciso: individuare una soluzione digitale innovativa per la gestione dei magazzini e il tracciamento delle merci. Salvo Falbo, 19 anni, primo anno di ingegneria informatica al Politecnico di Milano (sede di Cremona), giunto in Microdata tramite il Percorso di Eccellenza, non si è perso d’animo e con l’entusiasmo della sua giovane età si è messo subito al lavoro. “Non avevo grandi aspettative da questo stage, pensavo mi avrebbero fatto fare il caffè o poco più – racconta Salvo sorridendo – e invece sto vivendo un’esperienza formativa davvero molto interessante e costruttiva”. Coordinato dal project manager Davide Cattani – ex POLIMI – Salvo ha lavorato in azienda per sei settimane dedicandosi, in una prima fase, all’attività di scouting sulle tecnologie esistenti. Successivamente ha prodotto una proposta di progetto che è stata molto apprezzata e valutata positivamente dall’intero top management di Microdata. Dare spazio e valore a giovani di talento è un aspetto importante della mission aziendale. Da tempo Microdata dedica impegno e risorse per contribuire all’alta formazione di una generazione che possa avere opportunità di carriera nella digital transformation. Grande, dunque, è la soddisfazione quando l’impegno nel Percorso di Eccellenza si traduce in ottimi frutti, capaci di contribuire allo sviluppo dell’economia locale

Marcello, Alessandro e Andrea

| Alto Apprendistato in Microdata

Tre ingegneri impegnati in Microdata hanno completato con successo il programma formativo dell’Alto Apprendistato: in azienda da alcuni anni, Marcello Pavoni, Alessandro Ruggeri e Andrea Brunetti hanno frequentato con successo il master universitario “Development of innovative software products” ed ora sono stati assunti a tempo indeterminato. L’obiettivo del master, finanziato da Regione Lombardia e gestito dal Cefriel (Politecnico di Milano), è quello di formare sviluppatori di software innovativi. E il Gruppo Microdata ha subito colto l’opportunità, assumendo il maggior numero di giovani tra le aziende lombarde.
«Siamo soddisfatti del percorso intrapreso – spiegano il 28enne di Castelverde Ruggeri e il 27enne di Pontevico Pavoni – e riconoscenti a Microdata per averci permesso di cogliere questa importante opportunità. L’innovazione è stata il motore di tutto: spinti dall’ottica evolutiva dell’azienda, con questo master ci siamo allineati ultime tecnologie presentando una tesi dal titolo ‘Classificazione documentale e Misurazioni-Dashboard’».
Percorso analogo quello intrapreso dall’ingegnere Andrea Brunetti, che si è occupato del ‘Portale ASD (Accesso Semplificato Documentale)’. «Esperienza positiva – conclude il 25enne milanese – che ha fornito spunti interessanti per il mio lavoro di configurazione e sviluppo di sistemi di gestione documentale in Mediadoc (azienda del Gruppo Microdata)».

Keti e Matteo

| stage sui Big Data

Due studenti universitari del territorio attivamente coinvolti in un percorso formativo innovativo: sono la 25enne Keti Krceva e il 23enne Matteo Bacchio i giovani impegnati in azienda che si stanno occupando del progetto ‘Next generation’ orientato ai Big Data. Keti e Matteo sono protagonisti di uno stage che li vede coinvolti direttamente nei processi aziendali e nello sviluppo di tecnologie per servizi all’avanguardia. «Un progetto entusiasmante – commentano – che ci sta stimolando molto».
La 25enne Keti, studentessa del Politecnico di Milano, facoltà di Ingegneria gestionale, resterà in azienda 3 mesi. «Ho deciso di mettermi in gioco – spiega – mi sento coinvolta e responsabilizzata nel poter lavorare a questo progetto innovativo che mi sta permettendo di acquisire conoscenze sempre nuove».
Al lavoro al suo fianco c’è Matteo, che frequenta la facoltà di Ingegneria informatica sempre al Politecnico di Milano. Lavorerà in Microdata 300 ore. «Ero incuriosito dallo spirito innovativo di Microdata – conclude – a seguirci nel nostro percorso formativo è direttamente il project manager dell’azienda e l’ambiente lavorativo di Microdata ci permette di portare avanti questo stage con tutti gli strumenti e le attrezzature necessarie».

Flora Santorelli

| archivista 2.0: dalle pergamene ai file

Da tempo Flora, milanese, è la nuova responsabile della funzione archivistica di conservazione dell’azienda. Una professionalità ‘classica’ che sta evolvendo al passo con l’innovazione digitale. «La metodologia di approccio ai documenti resta invariata, ma cambiano le caratteristiche tecniche e le modalità operative: dalle pergamene ai file. La costante innovazione dei processi porta un archivista a sviluppare anche competenze informatiche e organizzative, con l’obiettivo di trovare punti di contatto trasversali alle differenti professionalità che fanno parte dell’ecosistema aziendale. In Microdata ho trovato una realtà molto umana, attenta alla persona. Un valore raro, che va preservato. Seguendo l’ottica evolutiva dell’azienda mi occupo anche di redigere approfondimenti normativi riguardanti le mie attività. Sul tema della conservazione digitale siamo orientati a investire sempre più tempo per fare formazione e dare informazioni accurate ai clienti, in modo da fornire loro tutti gli strumenti necessari per confrontarsi adeguatamente con la conservazione a norma».

Andrea Joriini

| lo psicologo in azienda

23enne di Cremona, Andrea ricopre il ruolo di referente della selezione e formazione delle  risorse umane in Microdata dopo aver svolto anni fa un tirocinio della durata di 2 mesi. «Sin dal primo giorno mi sono state date responsabilità: sono il primo filtro dell’azienda per quanto riguarda la selezione di nuovi candidati. Ho ricevuto grande sostegno da tutti e con la parte amministrativa c’è un confronto costante e quotidiano. Il focus centrale della mia esperienza? Il valore che viene dato ad un giovane in Microdata».
Durante gli studi ha svolto un primo tirocinio in Microdata lavorando in sinergia con Monia Taraschi, psicologa aziendale e tuttora titolare della funzione.
«E’ stata un’esperienza che mi ha lasciato tanto – prosegue – e da qui è poi nata questa nuova possibilità: diventare referenre dell’ufficio durante l’assenza  per maternità di Monia. Non so quante aziende possano contare su una figura così specializzata e quante realtà investano su una persona giovane e senza esperienza. Grazie a Microdata sto vivendo un’esperienza formativa importante, in un’azienda qualificata e di alto livello».

Marco e Francesco

| percorso d’eccellenza in Microdata

Giovani di talento per l’innovazione. Un connubio che da sempre caratterizza l’azienda, ora concentrata su Blockchain, eLearning e Chatbot. Ambiti di applicazione approfonditi tramite il Percorso d’Eccellenza che ha visto protagonisti i 20enni Marco Brambillaschi (ingegneria informatica) e Francesco Cannata (ingegneria gestionale).
Due studenti del Politecnico di Milano, sede di Cremona, che per sei settimane hanno lavorato in azienda coordinati dal Project Manager Davide Cattane: «Lavorando in gruppo e con logiche di smart working – spiega Cattane – abbiamo approfondito tematiche innovative: gli studenti hanno così potuto fare esperienza e acquisire competenze; l’azienda portare avanti temi di forte interesse sia per sviluppo e innovazione interna, che per potenziali nuovi servizi rivolti ai clienti». «Esperienza formativa importante – aggiungono Marco e Francesco – abbiamo lavorato insieme a diverse professionalità approfondendo in modo teorico e pratico temi innovativi. E’ stato un lavoro di gruppo intenso, ma soddisfacente».
Nella foto Marco, il referente del progetto, Keti Krceva, e Francesco.

Andrea Crestani

| nuovo Compliance Manager dell’azienda

Anticipare un mercato sempre più complesso anche nella regolamentazione, continuando a investire ai massimi livelli di qualità e sicurezza. E’ su questa base che Microdata ha inserito nella propria struttura organizzativa una nuova figura, il Compliance Manager. Questa figura verifica la correttezza delle procedure e il rispetto delle norme confrontandosi con i vari reparti di Microdata e restituendo poi risposte precise ed esaustive al richiedente. «Dopo la maturità scientifica – spiega Andrea Crestani (31 anni) – ho lavorato per 6 anni in una società di consulenza di Torino nel settore Qualità, Ambiente e Sicurezza sul lavoro. Sono poi arrivato a Cremona, dove per 2 anni sono stato Responsabile Qualità e Sicurezza per un’azienda del territorio. Tutte esperienze che mi hanno portato ad arrivare in Microdata nell’ottobre 2017. Gestisco gli input in arrivo da clienti, da leggi, norme e regolamenti e grazie al confronto con i reparti IT, Produzione, Commerciale e HR fornisco gli ouput. Inoltre verifico il rispetto dei requisiti, attraverso audit interni o verso i fornitori». Il più recente progetto che ha coordinato in azienda è stato il percorso di adeguamento al nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (GDPR).

Roberta

| Da ProFamily (Gruppo Banco BPM) un ‘grazie’ che vale più di mille parole

Microdata gestisce i servizi di Back office di ProFamily, grazie a un apposito gruppo di operatori, coordinato da Daniele Ramazzini.
Roberta Oesterle è un’operatrice di questo gruppo e, come tutti, mette le sue competenze a disposizione di un cliente finale per risolvere un problema. Il cliente in questione – che lavora per coincidenza proprio nel settore assicurativo – si complimenta con lei per iscritto, per la rara disponibilità, gentilezza e professionalità. La cosa colpisce a tal punto ProFamily che il suo AD -, Massimo Dorenti -, e l’Head of Operations -, Stefano Malvicini -, vengono appositamente a Cremona per incontrare Roberta e i suoi colleghi.
Entusiasta, Dorenti si rivolge a Carolina Cortellini e Alfredo Lupi, CEO di Microdata:  «La passione che mettete in quello che fate la rivedo in questi ragazzi», e poi rivolgendosi a tutti: «E’ la passione che permette di lavorare bene, come voi state facendo, e di crescere». Gli fa eco Stefano Malvicini: «Se mettiamo in campo le emozioni nessun obiettivo è irraggiungibile». Come da trent’anni a questa parte per Carolina e Alfredo: «Le persone sono il valore aggiunto dell’azienda».

Davide Cattane

| Project Manager in Microdata

Il 30enne ingegnere cremonese lavora come Project Manager in Microdata, dopo aver collaborato per anni con il Politecnico di Milano, università dove ha conseguito la laurea specialistica in Ingegneria Gestionale. «Ho un ottimo ricordo del Poli e considero l’esperienza universitaria una scelta azzeccata, sia per le conoscenze, che per il metodo di lavoro».  Da qui è poi arrivato il passaggio Microdata.  «Avevo già avuto modo di collaborare con l’azienda nell’ambito della mia prima esperienza professionale e, proprio mentre avevo iniziato a maturare l’esigenza di mettermi in gioco con una nuova esperienza lavorativa, sono stato contattato dalla direzione aziendale, che era alla ricerca di un Project Manager da inserire nell’area commerciale. Nell’ambito del Polo per l’Innovazione Digitale c’è una forte sinergia tra Microdata e il mondo universitario da cui provengo,  per una collaborazione che porta ad effetti positivo sul territorio».
Per leggere l’intervista completa clicca qui.

Eleonora Bignami

| Donare il midollo per dare speranza

34enne di San Bassano, Eleonora lavora in Microdata dal 2011 e si occupa di back office assicurativo. Di recente ha deciso di donare il midollo per un bambino californiano affetto da leucemia. Il piccolo ora sta meglio e l’esperienza di Eleonora è arrivata dritta al cuore di molte persone: anche una collega ha scelto di iscriversi all’Admo (l’Associazione dei donatori di midollo osseo). «Sono stata fortunata nell’aver avuto questa possibilità:  ora un bambino e la sua famiglia hanno passato il Natale più bello della loro vita. Ed io penso di aver dato un senso in più alla mia vita. La compatibilità tra di noi era del 100%, parliamo quindi di una situazione rarissima (una persona ogni 100mila) e quindi non potevo tirarmi indietro. Ho poi scritto una lettera al bambino, augurandogli di studiare, crescere, fare sport e divertirsi, ricordandogli che il cielo dell’Italia è lo stesso di quello degli Stati Uniti».
«La direzione di Microdata – aggiunge – così come i colleghi, hanno condiviso la mia scelta, mi sono stati vicino in ospedale e hanno pregato per me. Hanno così potuto conoscere questa possibilità di donare speranza, che è ancora poco conosciuta in Italia».

Michael Ruscelli

| Il Baskin come esperienza di crescita personale

Ha 37 anni, lavora dal 2011 in Microdata e si occupa di back office finanziario. Lo sport gli ha insegnato molto, come ex giocatore di basket ha imparato a dare il massimo delle proprie capacità e a condividere con i compagni vittorie e sconfitte. Nel 2009 viene coinvolto nel primo corso per allenatori del Baskin, una formula sportiva, basata sulle regole del basket, nata nel 2003 a Cremona con l’obiettivo di creare un contesto di inclusione e di pari opportunità, facendo giocare, in un’unica squadra, ragazzi e ragazze con caratteristiche diverse, anche con gravi disabilità. Perché tutti possono offrire un contributo in base alle proprie caratteristiche.  Michael nel 2010 inizia l’avventura come coach e scopre un mondo sicuramente impegnativo ma di grande soddisfazione “Quando vedi cosa riescono a fare questi ragazzi – afferma – puoi solo diventare più forte. Affrontano la competitività con una dominante emotiva importante, ma la vivono in modo genuino e divertente”. Quattro anni fa parteciparono per la prima volta al campionato nazionale. Bella esperienza ma brutta figura: vennero subito eliminati. Non si scoraggiano, raddoppiano il loro impegno, ce la mettono tutta  e quest’anno  la Team Baskin Fadigati ha portato a casa lo scudetto. A Michael brillano gli occhi quando parla dei suoi ragazzi: “Tutti sono migliorati e cresciuti, è un’emozione vedere i loro progressi e sapere che risultati come questi sono frutto di un lavoro di squadra e si ottengono solo quando si condividono gli stessi valori.  Proprio come accade sul lavoro, se non collabori, non condividi e non offri il tuo aiuto il lavoro non gira e perdi entusiasmo”.

Tom Roessger, Lamiaa Nadir, Giacomo Tolomini

| Il valore di una formazione personalizzata

In Microdata da pochi mesi, hanno appena concluso il loro percorso formativo sul servizio di contact center specializzato in lingua tedesca. Sono Tom Roessger, Lamiaa Nadir e Giacomo Tolomini. Tre personalità molto diverse, c’è il timido e c’è l’estroverso, c’è chi ha già maturato diverse esperienze lavorative e chi invece ha da poco terminato gli studi, c’è chi è di madrelingua tedesca e chi ha lavorato in Germania. In comune avevano una buona conoscenza del tedesco e la voglia di migliorare, in tutti i sensi. Ora sono un team di lavoro già piuttosto affiatato e pronto ad affrontare la sfida del nuovo incarico. Prima però abbiamo voluto capire quanto fossero soddisfatti del programma formativo confezionato su misura per loro. Per la nostra organizzazione la formazione è una cosa molto seria, ci dedichiamo anima e corpo, investiamo parecchie risorse, ma siamo consapevoli che esisteranno sempre spazi di miglioramento. Così rompiamo le scatole a tutti facendo domande su domande, a volte ci rendiamo conto di mettere in imbarazzo i nostri colleghi, ma alla fine riusciamo a sbloccarli e a farci dire, in totale libertà, se sono veramente contenti o se hanno colto eventuali criticità o lacune non colmate. Invece nessun imbarazzo per il nostro neo “Deutsches Trio“, sono andati a briglia sciolta commentando la preparazione della docente di lingua, che li ha letteralmente entusiasmati; apprezzando (molto) il corso sulla corretta gestione della voce – «chi se l’aspettava che si preoccupasssero anche del nostro benessere» – e mostrando un sincero compiacimento per essere entrati in un’impresa così ben strutturata, equivalente ai migliori esempi europei. “Non sembra neanche d’essere a Cremona“. A questo punto ci siamo arresi, di fronte ad un’affermazione del genere cos’altro volevamo sapere? Abbiamo capitolato e abbandonato il tono da investigatore. La formazione ha centrato l’obiettivo. Buon lavoro ragazzi!

Jessica

| Insurance Back Office operator con il volontariato nel cuore

Dedicare il viaggio di nozze per fare del volontariato? E’ ciò che hanno fatto Jessica Guarneri, 27enne Insurance Back Office operator in azienda, e il marito Luca. La loro iniziativa solidale li ha portati a stretto contatto con le popolazioni di Thailandia, Vietnam e India. «Nei vari villaggi – spiega Jessica – abbiamo aiutato i genitori a svolgere le faccende quotidiane e cucinato insieme a loro. Abbiamo portato biscotti ai bambini e giocato insieme a loro. E proprio i più piccoli, con la forza della spontaneità, ci hanno fatto capire che ognuno ha il potere di sprigionare energia positiva e amare e sorridere fa bene a noi e al mondo intero».
Sono stati due mesi intensi per la giovane coppia, che già in passato era stata nei Paesi asiatici per alcuni periodi di vacanza. «Da Microdata ho avuto grande appoggio: l’azienda ha sin da subito supportato la mia causa. E  questo è raro al giorno d’oggi. Sono tornata con il cuore pieno di storie, sensazioni ed esperienze importanti che ho condiviso con i colleghi».